Mirco Mioranza

Mirco Mioranza

Pittore, scultore, ceramista

Via Cal de Messa, 70
32036 Sedico, Belluno
0437.82965 cel. 3386865467
P.iva 00921320255
mail info@mircomioranza.it

La tecnica raku ed il mio personale modo di interpretarla.

Tale tecnica ebbe origine in Giappone agli inizi del 1600 per l’esigenza di realizzare tazze ed altri contenitori funzionali alla cerimonia del tè seguendo un nuovo canone estetico e rituale fortemente influenzato dalla filosofia Zen. Da alcuni decenni è stata introdotta in occidente con varie innovazioni soprattutto per opera di artisti statunitensi. Ogni ceramista utilizza delle procedure personalizzate adattando i principi base alle proprie esigenze espressive. La particolarità di questa tecnica riguarda la fase di cottura degli smalti. Il metodo che io utilizzo, a seguito di varie sperimentazioni, è il seguente: Ogni pezzo, realizzato utilizzando argille refrattarie, dopo una prima cottura e l’applicazione degli smalti, viene singolarmente cotto (seconda cottura) in un piccolo forno costruito all’aperto. I pezzi vengono normalmente introdotti nel forno già caldo e per evitare rotture vengono preventivamente preriscaldati ponendoli in una camera di preriscaldamento posizionata sopra il forno. Una volta introdotto il pezzo nel forno, in breve tempo (da mezz’ora ad un’ora circa), viene raggiunta la temperatura di fusione degli smalti (intorno ai 950°C). A questo punto il pezzo incandescente viene estratto e collocato in una buca sul terreno contenente segatura per la fumigazione. A contatto con la ceramica calda la segatura s’incendia con formazione di fumo, si procede quindi alla copertura con un coperchio metallico in modo da produrre un’atmosfera riducente, cioè priva di ossigeno, indispensabile per ottenere le colorazioni desiderate, in particolare quelle metalliche. In seguito, dopo breve tempo (circa una decina di minuti) i pezzi ancora molto caldi vengono introdotti in un recipiente contenente acqua fredda al fine di provocare un immediato raffreddamento degli smalti, interrompendo il processo di formazione e variazione del colore. Data la presenza di rilevanti sbalzi termici sia in fase di cottura che di raffreddamento, i pezzi realizzati con questa tecnica sono spesso caratterizzati dalla presenza di crepe più o meno profonde e da smalti cavillanti a reticolo disomogeneo, inoltre possono essere evidenti i segni delle pinze ed altre attrezzature necessarie all’infornamento e sfornamento dei pezzi (operazioni di solito molto energiche). Tutte le fasi di lavorazione richiedono un intervento interamente manuale, dalla foggiatura iniziale dei pezzi, (a tornio, a blocco, a lucignolo, a lastra, oppure con l’ausilio di sagome in gesso appositamente predisposte), alla preparazione degli smalti colorati (partendo dalle materie prime - ossidi e smalti trasparenti, o bianchi), alla loro applicazione e infine alla singolare cottura. Questo determina la realizzazione di pezzi unici e di fatto irripetibili. In particolare la complessa cottura finale difficilmente consente l’ottenimento di risultati certi ed omogenei, anzi la regola è l’imprevisto, che conferisce forza e personalità ad ogni singolo pezzo ceramico.